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    What’s on
    PROJECT PROPOSAL RESIDENCY V EVENTS
    [= PROJECT === PROPOSAL == RESIDENCY === V == EVENTS ===]
    TB RESIDENCY
    27.10.17 - 18.11.17

    [ PROJECT PROPOSAL RESIDECNCY V EVENTS ]



        [== LINK ==]

    PROJECT PROPOSAL RESIDENCY V | IRENE FENARA & YASEN VASILEV

    Project Proposal Residency è un momento di incontro e di lavoro, un’occasione per condividere idee ed esperienze.

    Irene Fenara e Yasen Vasilev vi aspettano:

    – 27 Ottobre dalle h. 18.00 alle h. 20.00
    Spazio Giacomo, via Quarenghi, 33 – Bergamo
    Conferenza informale di presentazione con gli artisti Irene Fenara e Yasen Vasilev

    – 10 Novembre dalle h. 19.00
    via Quarenghi, 50 – Bergamo
    The Blank Kitchen | Irene Fenara & Yasen Vasilev
    Gli artisti ospiti cucineranno per un gruppo di persone un menù d’artista a loro discrezione.
    Su prenotazione: associazione@theblank.it

    – 18 Novembre dalle h. 16.00
    Spazio Giacomo, via Quarenghi, 33 – Bergamo
    Presentazione delle opere e delle idee progettuali realizzate sul territorio. Questa fase conclusiva raccoglie le proposte nate contestualmente alla permanenza e agli stimoli legati al territorio.

    Si ringrazia Accademia di belle arti G. Carrara.

    La V edizione di Project Proposal Residency si svolge dal 16 Ottobre al 18 Novembre.

    Con il contributo di Regione Lombardia.
    Il progetto è realizzato nell’ambito di AIR tour, un progetto nato dalla partnership tra AIR – artinresidence / FARE e The Blank Contemporary Art, in collaborazione con il Distretto Culturale della Valle Camonica, con il sostegno di Fondazione Cariplo.

    GABRIELLA CIANCIMINO | MUMBAI PROJECT BY THE BLANK & ARTOXYGEN
    [= GABRIELLA = CIANCIMINO ===== MUMBAI ===== PROJECT === BY ==== THE = BLANK ==== ARTOXYGEN ==]
    26.10.17 - 28.10.17
        [== LINK ==]

    The Blank è lieta di annunciare la sua collaborazione con ArtOxygen (ArtO2) per il progetto di [en]counters 2017 – Daily Ration: Leda Windmill, the Numerologist of Alacati, realizzato da Gabriella Ciancimino che apre il suo Liberty Soft Drinks Cafe a Juhu Beach (Mumbai) dal 26 al 28 ottobre.

    Il progetto dell’artista fa parte della sua continua ricerca sull’analisi dei rapporti tra piante ed esseri umani, creando situazioni in cui le due parti vengono messe a confronto.
    Gabriella studia ciò che emerge dagli scambi relazionali visti attraverso Leda Windmill, the Numerologist of Alacati, le cui origini sono immaginate, sconosciute e la cui storia sarà rivelata solo dalle reti sociali attivate sulla spiaggia.
    Leda Windmill, the Numerologist of Alacati gioca sull’immagine dell’indovino e invita le persone a giocare a carte, assumendo la forma di un street cafe. I candidati riceveranno un profilo psicologico utilizzando carte che riportano numeri e illustrazioni iconografiche di piante medicinali. Combinando le credenze della filosofia pitagorica e la conoscenza degli erboristi e botanici locali, il lavoro invita un dialogo sul concetto di resistenza e libertà applicati in relazione all’ambiente locale.
    All’inizio di ogni sessione viene offerta una cura di libertà ai partecipanti – il Liberty Soft Drink – un rimedio a base di erbe preparato con esperti di medicine naturali.

    Gabriella Ciancimino (1978, vive e lavora a Palermo) lavora sulla specificità dei paesaggi al centro della sua ricerca e utilizza processi collaborativi che incorporano disegno, video, installazioni e scultura. I suoi lavori si trovano nelle collezioni pubbliche di RISO – Museo d’Arte Contemporanea della Sicilia (Palermo), Museo del Novecento (Milano), Museo Villa Croce (Genova) e Frac Provence-Alpes-Côte d’Azur (Marsiglia FR).

    Fondata nel 2009, ArtOxygen (ArtO2) è un’iniziativa artistica con sede a Mumbai che cura e realizza progetti d’arte negli spazi urbani. Dal 2010, ArtO2 organizza [en]counters, un festival d’arte pubblica che si occupa di temi riguardanti la vita quotidiana di Mumbai.

    Il progetto, presentato da UBI Banca, è realizzato in collaborazione con The Blank Contemporary Art e con il supporto dell’Istituto Italiano di Cultura.
    Il lavoro sarà attivato a Juhu Beach (Mumbai) dal 26 al 28 ottobre dalle ore 16.30 alle 19.30.

    ART UP 11/17 - ANGUS FAIRHURST
    [= ART === UP === 11 === 17 ==== ANGUS ===== FAIRHURST ==]
    ART UP - UBI BANCA
    02.11.17 - 30.11.17

    Dal lunedì al venerdì: 8.20/13.20 – 14.40/16.10
    INGRESSO LIBERO
    UBI Banca
    Piazza Vittorio Veneto n. 8 – Bergamo



        [== LINK ==]

    a cura di Enrico De Pascale

    Senza titolo 1992
    Alchidico su MDF
    4 tavole, ciascuna cm. 41,5×40,5
    UBI-Banca Popolare di Bergamo

    La sequenza di quattro tavole, quasi quattro fotogrammi cinematografici, ricostruisce quello che sembra essere il salto nel vuoto di un uomo, di cui è rappresentata la sola silhouette nera ritagliata sul fondo chiaro della tavola. Le quattro figure differiscono tra loro in modo quasi impercettibile affidando al nostro sguardo il compito di collegarle e di ricostruire il flusso temporale che le contiene. L’immagine rinvia inevitabilmente al drammatico video, ossessivamente trasmesso dalle televisioni di tutto il mondo, con le riprese di persone che si lanciavano nel vuoto dalle Twin Towers colpite a New York l’11 settembre 2001 (ma l’opera di Fairhurst è precedente di quasi dieci anni). Viceversa il riferimento più puntuale è a un celebre lavoro di Andy Warhol, Suicide (1964), tratto da una fotografia di giornale che mostrava, appunto, il salto nel vuoto di un suicida da un palazzo di New York. L’opera appare tanto più inquietante ed emblematica tenuto conto che l’artista si è tolto la vita nella primavera del 2008.

    ANGUS FAIRHURST (Penbury, Kent 1966 – Bridge of Orchy, Scozia 2008)
    Ha studiato al Canterbury Art College di Kent (1985-86) e al Goldsmiths College di Londra (1986-89). Nel corso degli anni Novanta si è imposto come uno degli artisti più originali della scena inglese accanto a personalità “di grido” come Damien Hirst, Marcus Harvey, Tracey Emin e Sarah Lucas, con cui ha debuttato nella celebre mostra Freeze (1988) che ha tenuto a battesimo il movimento dei cosiddetti Young British Artists. Nel 2000 ha esposto alle mostre 00 alla Barbara Gladstone Gallery e Animations presso il PS1 Contemporary Art Center di New York e ad Apocalypse alla Royal Academy di Londra. Nel 2004 con i compagni di strada Hirst e Lucas ha partecipato alla mostra In a Gadda da Vida alla Tate Britain di Londra curata da Gregor Muir e Clarrie Wallis.

    UBI Banca

    ART UP è un’iniziativa di carattere culturale con cui UBI Banca intende offrire alla gentile clientela un incontro ravvicinato e “guidato” con le opere della sua collezione d’arte antica e contemporanea. Ogni mese, presso l’ingresso della Sede Centrale di Piazza Vittorio Veneto 8, una nuova opera d’arte (dipinto, scultura, disegno, fotografia, stampa, video, installazione, ecc.), selezionata tra quelle facenti parte della sua raccolta, viene proposta al pubblico e analizzata tramite una scheda storico-critica illustrata e collezionabile realizzata per l’occasione dallo storico dell’arte e Curatore Enrico De Pascale..

    La collezione d’arte della Banca, che assomma alcune centinaia di opere di età compresa tra il XIV e il XXI secolo (dipinti, sculture, disegni, fotografie, stampe, ecc.), si è formata nel corso di quasi centocinquant’anni, intrecciando le proprie vicende con quelle della Banca stessa, fondata nel lontano 1869. Una raccolta ampia e variegata capace di coniugare l’attenzione per la produzione artistica locale e nazionale – da Baschenis a Fra’ Galgario, da Piccio a Manzù, da Ghirri a Boetti – con l’interesse per le proposte più sperimentali della scena internazionale: da Kapoor a Buren, da Armleder a Gillick, da Halley a Yan Pei Ming. Una varietà di opzioni linguistiche ed espressive che è frutto di precise scelte collezionistiche orientate a rappresentare al meglio il complesso e articolato panorama della cultura artistica passata e contemporanea.

    APPARATUS 22
    [= APPARATUS == 22 ==]
    NEWSLETTER OTTOBRE 2017
        [== LINK ==]

    APPARATUS 22 – ESTRATTO DALLA SCENEGGIATURA DI ALL (A TUTTI GLI ARTISTI CHE HANNO LAVORATO NEL XXI
    SECOLO) | 2017 | INSTALLAZIONE AUDIO

    THE BLANK CONTEMPORARY ART
    99 PAROLE CON APPARATUS 22

    Crystal memo 8
    3 luglio

    Black hats
    Black market
    Black sheep
    Black book
    Black day
    Black-and-blue
    Black mark
    Black look
    Black eye
    Black mirrors
    Blackmail
    Black magic – anche se qui sembra che ci sia una tensione bellissima

    quasi ogni cosa associata alla parola nero significa qualcosa di negativo.
    Questo è razzista? qualcuno chiede.
    Beh, credo che l’atto razzista non sia consistito nel coniare queste nozioni, ma nell’attribuire il termine “black” – con i suoi significati figurativi di scuro, straniero e altro e “white” – con i suoi significati figurativi di noto, conosciuto e chiaro, a gruppi di persone la cui pelle è rispettivamente “marrone” o “crema”.

    IRENE FENARA AND YASEN VASILEV ARTISTS IN RESIDENCY
    [=== IRENE ==== FENARA === AND ==== YASEN == VASILEV === ARTISTS == IN === RESIDENCY ==]
    TB RESIDENCY
    16.10.17 - 18.11.17
        [== LINK ==]

    La Residenza d’artista proposta da The Blank Contemporary Art è arrivata alla sua quinta edizione. I vincitori sono Irene Fenara (Bologna, 1990) e Yasen Vasilev (Sofia, 1988), scelti tra più di 150 candidature internazionali.

    Il progetto di Project Proposal Residency è pensato come un momento di incontro e di lavoro, un’occasione per condividere idee ed esperienze.
    Durante il periodo di permanenza, gli artisti hanno modo di interagire con The Blank ed entrare in contatto con le realtà culturali che a Bergamo si occupano di arte contemporanea.
    La Residenza di The Blank ha sede in via Giacomo Quarenghi, una tra le strade più multiculturali, vive e dinamiche della città di Bergamo.
    L’Open Studio, organizzato a conclusione della residenza, è l’occasione per presentare i progetti e l’esito della ricerca condotta.

    Il progetto di Residenza si inserisce a pieno con le finalità dell’associazione di diffondere e ampliare la passione e la curiosità verso l’arte contemporanea ed il suo concetto di rete composto da istituzioni (musei, gallerie e spazi non profit) e da persone.

    Le edizioni precedenti di Project Proposal Residency hanno visto protagonisti Arianna Ferrari e Alexandros Pissorious (2013); Christian Fogarolli e Ian Kaesbach (2014); Elida Brenna Linge e Roberto Fassone (2015); Apparatus22 e Dario Bitto (2016).

    CAMPI
    [== CAMPI ==]
    BACO
    21.10.17 - 02.12.17

    Inaugurazione: sabato 21 ottobre 2017, ore 10.30
    Orari: sabato 10.30 – 12.30
    Le proiezioni hanno inizio alle ore 11:00
    Palazzo della Misericordia, via Arena, 9 – Città Alta, Bergamo



        [== LINK ==]

    A cura di Sara Benaglia e Mauro Zanchi

    In base all’articolo 14 del Testo unico sull’immigrazione, le persone trattenute nei “centri di permanenza temporanea” in Italia sono già state oggetto di un provvedimento di espulsione precedente. Accade che gli immigrati privi di documenti, per garantirsi una nuova possibilità rispetto a un eventuale reingresso in Italia, dichiarino false generalità e una non veritiera nazionalità di provenienza. Essendo per legge già state espulse, le persone detenute in questi “Campi” risultano “inesistenti” sul territorio dello Stato. Dal punto di vista giuridico si verifica una situazione di eccezione, per cui l’esistenza fisica viene separata dallo statuto giuridico. Nel testo della legge i profughi e i clandestini non vengono chiamati “cittadini stranieri” ma si ricorre sempre a definizioni del genere: “la persona trattenuta”. Attraverso l’espulsione, i profughi sono spogliati di ogni statuto giuridico e trattenuti in luoghi (“spazi d’eccezione”) dove non dimorano dei soggetti giuridici ma delle nude esistenze, che non possono appellarsi agli stessi diritti dei cittadini italiani. Gli “espulsi” sono rinchiusi nei campi, ma sono già altrove. Non sono giuridicamente all’interno dei confini nazionali dell’Italia, ma in una terra di mezzo, in attesa che si verifichino le condizioni pratiche della loro espulsione.

    Chi è l’espulso trattenuto, quindi? L’individuo privo di cittadinanza è uno “straniero senza nome”, non nominato dalla legge, e per trenta giorni vive in uno spazio di vuoto giuridico totale. È ridotto a “nuda vita di fronte al potere sovrano”, senza difese. Queste problematiche mettono a nudo ciò che sta dietro la figura del cittadino. Nel diritto romano arcaico l’homo sacer era un uomo che chiunque poteva uccidere senza commettere omicidio. BACO vuole porre la sua attenzione sui temi dell’illegalità del profugo e dell’immigrato, ponendo a confronto i modi in cui operano arte visiva, fotografia di reportage e radio.

    Il titolo scelto per la rassegna è legato alla definizione di campo quale paradigma biopolitico della modernità, sostenuta da Giorgio Agamben in Homo Sacer. Campi è una rassegna di videoarte, dove gli artisti cercano di comprendere attraverso la loro ricerca le dinamiche e le questioni inerenti alle migrazioni, agli sbarchi dei profughi, alle detenzioni nei campi, allo “stato di eccezione”. Il percorso visivo della rassegna pone l’attenzione anche sul non detto, quello rimasto sospeso e in sospensione tra le innumerevoli parole e immagini propinate dai politici e dai media in questi anni di grandi fenomeni migratori: Iorio e Cuomo hanno riflettuto sulle dirette televisive dall’isola più a sud d’Europa; Guy Ben Ner si è rapportato, attraverso una lezione di cinema nel centro di detenzione per richiedenti asilo nel deserto del Negev (Israele), con profughi sudanesi e eritrei; Regina José Galindo ha posto l’accento sulle contraddizioni mosse dai conflitti migratori nella Repubblica Dominicana; Adrian Paci ha dato voce al non detto rimasto impresso nella memoria del corpo di una donna palestinese, giunta da poco in Italia dalla Siria grazie ai corridoi umanitari; gli Invernomuto hanno realizzato una tragicommedia musicale italo-etiope-jamaicana, nata dalla vendicazione della morte di un soldato durante la missione di conquista dell’Etiopia da parte dell’Italia fascista; Gabriella Ciancimino ha posto l’attenzione sulle migrazioni dei semi delle piante pirata, portate dai venti dall’Africa in Italia.
    In contemporanea alla rassegna è presente una mostra con opere fotografiche di Rocco Rorandelli – appartenente al collettivo fiorentino Terra Project e collaboratore con l’International consortium of investigative journalists e varie organizzazioni non governative – e sono trasmesse alcune puntate di Radio Ghetto, la quale, operando dal Gran Ghetto di Foggia, dà voce agli immigrati che lavorano alla raccolta dei pomodori in Puglia.
    Nella realizzazione della rassegna, BACO_BaseArteContemporaneaOdierna ha coinvolto la bergamasca Cooperativa Ruah, che si occupa di accoglienza migranti, affinché la fruizione delle opere proposte abbia come utenti anche i soggetti primi delle opere scelte, per portare in luce e provare a mettere in discussione la radice europea e anglosassone della nostra cultura.
    Il progetto “Campi” è stato realizzato in collaborazione con la Fondazione MIA di Bergamo e con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Bergamo, con il contributo della Fondazione Comunità Bergamasca e dell’A2A Energia S.p.a.

    Calendario rassegna video-opere:

    21.10.2017 Sudeuropa di Iorio e Cuomo
    04.11.2017 Combustibile di Regina José Galindo
    11.11.2017 Escape Artists di Guy Ben Ner
    18.11.2017 Rasha di Adrian Paci
    25.11.2017 All’ Allerbaggio di Gabriella Ciancimino
    02.12.2017 Negus di Invernomuto

    Mostra fotografica

    21.10 – 02.12.2017 Rocco Rorandelli. Campi migranti

    Rocco Rorandelli (Italia, 1973) ha iniziato a lavorare come fotografo documentarista dopo i suoi studi in Biologia, che lo hanno aiutato a sviluppare un profondo interesse per le questioni sociali e ambientali su scala globale. Le sue immagini sono utilizzate in diverse campagne di sensibilizzazione di organizzazioni intergovernative e non governative e vengono regolarmente pubblicate dalle principali riviste internazionali come Le Monde Magazine, GEO, Der Spiegel, Newsweek, The Wall Street Journal, Paris Match, Guardian Review, D di Repubblica, L’Espresso, Internazionale, Io Donna, Vanity Fair e molti altri. È stato selezionato al Sony World Photography 2010. Nel 2011 ha ricevuto un grant da parte del Fondo per il Giornalismo Investigativo (USA) per il suo progetto a lungo termine sull’industria del tabacco. Nel 2013 è stato nominato candidato al Magnum Foundation Emergency Fund.
    Rocco vive a Roma. È uno dei membri fondatori del TerraProject collettivo.

    TIZIANO FINAZZI - COMPOSIZIONI A B.
    [= TIZIANO === FINAZZI === COMPOSIZIONI == A === B. ==]
    VIAMORONISEDICI SPAZIOARTE
    14.10.17 - 18.11.17

    Inaugurazione: sabato 14 ottobre, ore 18.00
    14 ottobre – 18 novembre 2017
    Via Moroni16/a – Bergamo
    +39 3472415297
    info@viamoronisedici.it
    www.viamoronisedici.it

     



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    presentazione di Claudio Rota

    Composizioni a B.
    “Ho pensato, addirittura sperato, che la mia arte fosse un grido, ma al contrario si è dimostrata un fiore”
    Franz West
    Dopo l’Accademia di Brera, a Milano, per Tiziano Finazzi la questione artistica si pose nei termini di elaborare un linguaggio personale, sentito, in grado di superare il linguaggio astratto-concettuale delle neoavanguardie, anche attraverso un ritorno a materiali e tecniche pittoriche tradizionali.
    La dimensione culturale dell’arte povera, o di certo sperimentalismo, non riusciva che parzialmente a soddisfare una poetica che affondava le sue radici più in movimenti come “Corrente” piuttosto che negli ”ismi” di inizio ‘900.
    Il clima culturale in cui Finazzi si formò era quello radicale degli anni ‘70 in cui le avanguardie artistiche si muovevano entro una cornice drammatica, segnata da un’ “angoscia sociale” senza precedenti a determinare la quale concorreva un assetto istituzionale, accademico e religioso che non riusciva a dare risposte adeguate alla complessità della trasformazione in atto: angoscia sociale che con l’assassinio di Aldo Moro raggiunse il suo culmine.
    Mentre a Milano Finazzi completava la sua formazione, artisticamente a Bergamo si aprivano diversi scenari: nel 1977 si inaugurava il “monumento al partigiano” di Giacomo Manzù che, se rappresentava in modo tragico le efferatezze dello scontro civile, passato e presente, significò anche una riconciliazione poetica e personale di Manzù con la città natale, che riaccolse in modo spettacolare, in pieno centro cittadino, tra Porta Nuova e il Sentierone, quella tradizione a cavallo tra arte, ornato e artigianato di cui per esempio, Attilio Nani era un altro degli esponenti e che a Bergamo ha prodotto esempi di opere davvero importanti.
    Evidentemente questa dimensione artistica locale, con cui Finazzi fisicamente conviveva, fu quella contro cui si scagliarono le avanguardie degli anni ’70-80 e il clima era talmente teso che ancora oggi, nel 2017, fanno dire ad uno dei protagonisti che “Trento Longaretti favorendo questo tipo di arte (l’Informale) all’Accademia Carrara, dove si sono formati tanti grandi artisti, finisce col creare una frattura importante. L’informalismo rappresenta un declino artistico, una mancanza di valori etici e una decadenza artistica che a lungo andare è anche morale”.
    La tradizione pittorica a Bergamo reclamava la propria parte e l’arte concettuale penetrò solo in parte ma altro succedeva: in città si andava prepotentemente affermando un modello culturale di derivazione Testoriana che, oltre all’arte povera, al minimalismo, all’arte ambientale, alla Pop At e molto altro, si opponeva anche all’ internazionalizzazione tipica della Transavanguardia.
    Ma cosa spingeva gli artisti bergamaschi verso l’opera di Bacon? Anzitutto si sentirono legittimati a dipingere in un periodo storico in cui la pittura, in senso stretto, cedeva spazio alle arti concettuali; Gianfranco Bonetti, uno dei più importanti epigoni a Bergamo di Bacon ebbe a dire che, dopo l’affermazione perentoria di Giulio Carlo Argan “l’arte è morta”, smise di dipingere fino a quando l’incontro con Bacon non gli ridiede lo spazio intellettuale per operare. Gli artisti locali, pregni di una tradizione pittorica secolare, trovarono nel lavoro di Bacon la possibilità teorica e pratica di poter fare pittura contemporanea. Bacon usava i pennelli, tirava la tela, usava le cornici, dipingeva il corpo umano, ritraeva, ma dipingeva in un linguaggio eccezionalmente nuovo, senza alcun senso di colpa verso altre espressioni “più moderne” e allargava la riflessione sulla pittura figurativa oltre i confini fino ad allora conosciuti. Questo aspetto per molti pittori locali rappresentò la chiave di volta per legittimare, in termini alti ed anche finalmente laici, il loro lavoro.
    Tiziano Finazzi in questo periodo guardò invece alla Transavanguardia, movimento verso cui si sentiva più affine, per i temi, per i colori, direi certamente per una predisposizione comune verso la vita, intesa come luogo entro cui dovere stare senza il portato tragico dell’artista inglese e del critico di Novate Milanese che tanto lo amava.
    E di conseguenza per Finazzi la conoscenza di Sandro Chia, quello tra gli autori presentati da Bonito Oliva, con cui il legame artistico-ideale pare più vicino.
    E’ utile ricordare questa affermazione programmatica sulla Transavangurdia: ”… questi artisti assumono la pratica pittorica come un movimento affermativo, come un gesto non più di difesa ma di penetrazione attiva, diurna e fluidificante”.
    ( Achille Bonito Oliva nell’intervista al Segno, 13 ottobre 1979)
    Militanza quindi per Finazzi ma su basi completamente diverse dalla scuola inglese o dalle posizioni di Germano Celant, mentre non viene coinvolto, né si lascia coinvolgere dal mondo accademico bergamasco.
    Ripercorrendo gli anni della formazione di Finazzi possiamo comprendere come la sua poetica si faccia più intelligibile e coerente: a Bacon e Freud ( per altro meno conosciuto e osservato in quegli anni rispetto all’amico-rivale), Tiziano preferisce David Hockney e Richard Diebenkorn; ad Alighiero Boetti preferisce Mario Schifano e alla poetica di Manzù certo preferisce quella di Filippo De Pisis.
    Gli anni ’80 del xx secolo si aprirono a Bergamo con la mostra “Deserto, il cui titolo esatto era: “Deserto: aspetti della condizione umana attraverso l’arte”, 1981. Fu quella un’esposizione che proponeva a Bergamo, in una sede prestigiosa come l’ex chiesa di Sant’Agostino, una mostra di respiro nazionale; e fu per anni, l’unica mostra davvero importante sugli anni ‘70 in città.
    Vi dominava una certa estetica in bianco e nero, in grigio, eticamente manichea, austera, dove il colore veniva guardato con sospetto, quasi fosse frivolo, a fronte dell’impegno sociale di tanti artisti politicamente impegnati ( ma quanta differenza con Mario Schifano che colora di grigio il logo della Coca Cola).
    Qui iniziò la prima, vera frattura, la vera divergenza che porta Finazzi ad una personale e compiuta poetica: la certezza che il colore non poteva né doveva essere sacrificato in virtù dell’inusitato primato del Contenuto o della Storia; il colore per Finazzi apparve come la varietà stessa del mondo e dell’universo.
    Undici anni più tardi, nel 1992 Finazzi presentò. sempre nella ex chiesa di Sant’Agostino, un’importante mostra intitolata “Miraggi” ( l’esposizione faceva parte di un trittico espositivo ed erano presenti, oltre a Finazzi, Claudio Troncone e Domenico Pievani, a cura del critico Andrea Del Guercio) il cui titolo chiaramente si riallacciava alla mostra precedente. L’esposizione prevedeva dei “quadri” ma, sia stato per l’ambiente estremamente complesso, enorme, simmetricamente disposto per cappelle, con una grande abside, un soffitto vertiginosamente alto; oppure perché si era tutti concettuali, Finazzi si propose con modalità più vicine ad un’ installazione che ad una vera e propria rassegna e produsse un filmato, realizzato personalmente, corredato da una colonna di musica contemporanea. A distanza di anni questo film, andando forse oltre le intenzioni, appare chiaramente come parte integrante dell’esposizione.
    Finazzi ha sempre mantenuto un rapporto quotidiano con la Storia dell’Arte, relazione certamente professionale ma che, a tratti, rivela un aspetto della sua personalità: osservare con umana simpatia il lavoro degli altri, come se “la strana gioia di vivere”, che informa il suo operare, si allargasse verso chi è impiegato nel campo dell’arte.
    Ma la Storia dell’Arte, che confluisce senza reminiscenze esplicite nei dipinti e nelle carte, è la tela dei quadri di Finazzi, il suo vero confronto, in un modo di procedere volutamente non postmoderno.
    L’artista non cita mai direttamente né fa allusioni ai modelli, ma quanto dell’0pera di Osvaldo Licini possiamo ascoltare nel suo lavoro, quanto dell’esegesi universale di Klee è presente?
    Finazzi conduce una raffinatissima ricerca della matrice lirica in pittura che, da alcuni colori degli autori di “Corrente”, lo porta fino ai nostri contemporanei Piotr Uklansky, Peter Doig, Billy Childish e il grande Wilhelm Sasnal.
    Finazzi certamente trascrive la Storia dell’Arte come fosse un vissuto personale ed è in questo movimento che le opere si alleggeriscono: rifiutando il citazionismo.
    Si trascina la Storia dell’Arte in direzione della vita.
    Probabilmente i suoi quadri hanno un’ambizione metafisica, apparentemente non intaccata dalla storia, una pittura verrebbe da dire francescana, rivolta ad una “piccola eternità”.
    I titoli delle opere sono le uniche parole di Potere per agire nella storia del colore, del mondo a sé che i dipinti circoscrivono: quadri che si fanno in alcuni momenti sensuali con l’odore della pittura, l’ambiguità delle tele in velluto rosso o blu, per una certa presenza musicale di derivazione rock and roll.
    Ricchissimo il movimento emotivo del lavoro, in pendolo tra la meraviglia di vivere, o meglio di potere osservare le stelle, e una preghiera rivolta verso i cieli; mobili sono la variabilità del segno e della tecnica, la temperatura e l’intonazione, sempre in equilibrio fra lo stupore e la metafisica fatale.
    Non si tratta mai di pittura gestuale, per questo i lavori non sono mai vasti né troppo estesi; è necessario mantenere il controllo, la giusta sintassi, l’abilità fino- motoria.
    La pittura di Finazzi, (fortunatamente non è solo, altri autori fanno altrettanto e, per restare in area bergamasca, mi piace pensare a Giangi Pezzotti, un altro artista che ha appreso parecchio dalla Transavanguardia), è l’isola, l’aiuola a cui approda l’emozione; è la corruzione del sapere fenomenico finalmente reindirizzato verso più ampie orbite e disegni.
    Viene proposta ora in via Moroni quella che potremmo chiamare coerentemente un’installazione, composta da un largo lavoro a olio su velluto rosso, diversi lavori su carta ed una fotografia che si pone come precisa dichiarazione di vita e di poetica.
    Le opere sono state preparate e allestite per una visione unitaria ma evidentemente conservano la loro autonomia, la possibilità di un frazionamento. I riferimenti più pertinenti per questa installazione sono la “Venere degli stracci” e “l’Etrusco” di Michelangelo Pistoletto, sia pure deprivata dei riferimenti alla classicità preferendo un confronto tutto interno con gli spettatori odierni, senza riferimenti temporali o mitologici.
    L’architettura dell’insieme è sostenuta da linee musicali di una certa evanescenza e da un ritmo affidato certamente al caso, però nella precisione di segno degli «appunti». E nelle carte sono ben presenti i riferimenti ai disegni di Osvaldo Licini.
    Anche per questo lo spazio proposto è ancora una volta quello lirico, dove la vibrazione del sentimento modifica la percezione sociale e materiale del mondo, in una proposta che sarebbe certamente piaciuta a Sandro Penna.
    P.S.
    Conobbi Tiziano trentacinque anni quando lui era poco più di un ragazzo ed io poco più di un bambino; miracolosamente amavamo la pittura e questo amore ci rese amici; la pittura non ci avrebbe più abbandonato, determinando buona parte della sua e della mia esistenza.
    Bergamo luglio 2017 Claudio Rota

    IL TERZO PARADISO
    [= IL = TERZO === PARADISO =]
    OSPEDALE PAPA GIOVANNI XXIII
    13.10.17

    Inaugurazione: venerdì 13 ottobre, ore 17.00
    Ospedale Papa Giovanni XXIII
    Piazza Oms 1 – Bergamo



        [== LINK ==]

    Verrà inaugurato Venerdì 13 ottobre alle 17 all’interno dell’area verde dell’Ospedale di Bergamo il “Terzo Paradiso”, opera dell’artista Michelangelo Pistoletto, considerato tra i principali esponenti dell’arte contemporanea internazionale, che sarà presente all’evento.
    Il Terzo Paradiso è una rivisitazione del classico simbolo matematico dell’infinito, dove tra i due cerchi originari trova spazio un terzo segno circolare. I due cerchi alle estremità rappresentano Natura e Tecnologia, mentre il terzo al centro si interpone tra gli altri due a scongiurare il pericolo di uno scontro. Il Terzo Paradiso è quindi simbolo di una nuova era in cui scienza e tecnologia raggiungono l’armonia, dove natura e artificio si ricongiungono in un nuovo Eden in terra.
    Dalla sua creazione nel 2003, il nuovo segno dell’Infinito di Michelangelo Pistoletto è stato inserito in diversi contesti e tradotto in altrettante tecniche artistiche, sempre con significati differenti: dal tracciato su terra pensato per la Biennale di Venezia nel 2005 alla struttura di tessuto colorato posizionato nell’atrio del Louvre e del palazzo del Consiglio europeo a Bruxelles in occasione del semestre di presidenza italiana, fino alla musica con le collaborazioni con Gianna Nannini e i Subsonica.
    Al Papa Giovanni XXIII la forma che contraddistingue il “nuovo segno d’infinito” è stata ottenuta attraverso particolari movimenti del terreno e dune rialzate. Un progetto di “land art” che assume un particolare significato di rinascita. Una dimensione resa ancor più efficace grazie alla realizzazione nel contesto di un luogo di cura e alla funzione di spazio verde in cui pazienti, familiari e visitatori possano incontrarsi, passeggiare e trovare conforto.
    Il progetto del Terzo Paradiso a Bergamo è stato realizzato grazie alla collaborazione tra il Papa Giovanni XXIII, Io studio di architettura Traversi+Traversi che ha firmato il progetto e il circolo Love Difference di Palazzolo sull’Oglio. Principale sostenitore del progetto è la Fondazione Banca Popolare di Bergamo.
    La cerimonia di inaugurazione è stata organizzata con il contributo dell’Azienda agricola Monzio Compagnoni, la Contrada Bricconi, l’Azienda agricola Massimo Balduzzi e La Marianna.

    Il Terzo Paradiso è la fusione tra il primo e il secondo paradiso. Il primo è il paradiso in cui gli esseri umani erano totalmente integrati nella natura. Il secondo è il paradiso artificiale, sviluppato dall’intelligenza umana attraverso un processo che ha raggiunto oggi proporzioni globalizzanti. Il progetto del Terzo Paradiso consiste nel condurre l’artificio, cioè la scienza, la tecnologia, l’arte, la cultura e la politica, a restituire vita alla Terra, congiuntamente all’impegno di rifondare i comuni principi e comportamenti etici, in quanto da questi dipende l’effettiva “rinascita”.

    AREA CONTEMPORANEA DODICI
    [=== AREA == CONTEMPORANEA ==== DODICI ==]
    GALLERIA TRIANGOLOARTE
    30.09.17 - 28.10.17

    Inaugurazione: sabato 30 settembre, ore 18.00
    Dal 30 settembre al 28 ottobre 2017
    Orari: dal lunedì al sabato 10.00 – 21.30, 16,00 – 19.30
    Via Palma il Vecchio 18/e – Bergamo
    Tel: 035 403374
    triangol3@triangoloarte.191.it

     



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    Mostra collettiva
    AREA CONTEMPORANEA DODICI

    Artisti presenti:
    Guido Airoldi, Paolo D’Angelo, Jacopo Ghislanzoni, Maurizio L’Altrella, Lorenzo Manenti, Gaetano Orazio

    Inaugurazione: sabato 30 Settembre dalle ore 18

    LA GRAN FACCENDA DELL’UMANA GENERAZIONE
    [=== LA = GRAN ===== FACCENDA = DELL ====== UMANA == GENERAZIONE ===]
    ACCADEMIA DI BELLE ARTI G. CARRARA
    02.11.17 - 11.11.17

    Inaugurazione: martedì 31 ottobre 2017, ore 18.00
    Apertura: 2- 11 novembre 2017
    Da giovedì a sabato: 16.00-18.30
    c/o Giacomo, Via G. Quarenghi, 48 c/d – Bergamo



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    Evoluzione biologica VS evoluzione culturale – viceversa 
    Barbara Boiocchi

    L’Accademia di belle arti G. Carrara è lieta di presentare, l’ultimo dei cinque progetti selezionati tramite bando rivolto a studenti e diplomati dell’Accademia che sono stati ospitati negli spazi di Giacomo nel corso del 2017.
    Paolo Cocco naturalista – specialista di evoluzione, Carlo Maiolini biologo e Raffaella Trigona ed Elena Bougleux antropologhe presso l’Università degli studi di Bergamo si confrontano in uno scambio epistolare sugli effetti dell’evoluzione sia in campo biologico che culturale. Le suggestioni emerse sono restituite in un’allestimento espositivo per mezzo di suggestioni visive e testuali.
    Il dualismo tra uomo e natura si manifesta chiaramente nella possibilità che l’uomo ha rispetto ad un’evoluzione di tipo culturale e nella capacità di usare la ragione oltre all’istinto. Il bagaglio biologico è una dote che accomuna ogni essere vivente e si differenzia dal bagaglio culturale che si costruisce attraverso la relazione con il mondo. Concorrono quindi a un percorso di evoluzione culturale soggetti con i quali l’essere umano può sperimentare, provare, comunicare, tornare indietro, riprendere vecchie abitudini e mescolarsi ad altre in un dialogo in continuo e permeabile mutamento.

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    ACCADEMIA DI BELLE ARTI G. CARRARA | LA GRAN FACCENDA DELL’UMANA GENERAZIONE | 02.11.17 - 11.11.17