• Italiano
  • English
  • EN/IT
    ANDY WARHOL - L’OPERA MOLTIPLICATA: WARHOL E DOPO WARHOL
    ANDY WARHOL - L’OPERA MOLTIPLICATA: WARHOL E DOPO WARHOL
    [= ANDY == WARHOL ==== L ======= OPERA === MOLTIPLICATA ===== WARHOL == E ==== DOPO === WARHOL ==]
    GAMEC – GALLERIA D’ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA
    06.05.17 - 30.07.17

    Lunedì – Domenica: ore 10:00 – 19:00
    Giovedì: ore 10:00 – 22:00 / martedì chiuso

    Via San Tomaso, 53 – Bergamo
    Tel. + 39 035 270272



        [== LINK ==]

    a cura di Giacinto Di Pietrantonio

    E ancora, un’opera emblematica dell’attenzione di Warhol per la cinematografia: Empire (1964), il celebre lungometraggio costituito da un piano sequenza con inquadratura fissa dell’Empire State Building, che è ancora oggi oggetto di interesse di migliaia di persone – come conferma il numero di visualizzazioni del video su YouTube – e fonte di ispirazione per diversi artisti e che, proprio per questo, acquisisce a tutti gli effetti il titolo di “opera moltiplicata”.

    Completa il percorso espositivo una serie di fotografie documentarie che contribuisce a sottolineare l’unicità del rapporto tra arte e vita, che per Warhol erano fuse in una sola entità.

    In mostra, le opere prodotte da Warhol sono accostate, in maniera forse provocatoria, a quelle realizzate dopo la sua scomparsa e che, benché non autorizzate né riconosciute ufficialmente, alimentano il mito e il mercato, continuando, allo stesso tempo, quell’opera di fruizione massiva iniziata dall’artista stesso.
    Senza voler esprimere un’opinione sulla legittimità di queste produzioni postume, l’esposizione intende sottolinearne l’esistenza chiedendosi se anche queste non siano parte dell’eredità warholiana.

    I visitatori sono guidati lungo il percorso da celebri citazioni di Warhol, e possono utilizzare le “opere moltiplicate” di un grande autore contemporaneo debitore della sua arte: Damien Hirst. Nelle sale della mostra, infatti, sono presenti le sedie sdraio del marchio Other Criteria, ideate da Hirst – su cui è possibile sedersi per ammirare le opere esposte –, a ulteriore dimostrazione di quanto, anche oggi, l’arte si avvalga del concetto di riproduzione e di “opera moltiplicata”.

    La mostra è accompagnata da un catalogo, edito da GAMeC Books, studiato per ricordare i romanzi di narrativa divenuti best-seller. Accanto al testo del curatore, Giacinto Di Pietrantonio, il volume presenta testimonianze di oltre 60 artisti italiani e internazionali che hanno esposto alla GAMeC nel corso degli anni, chiamati a riflettere sull’eredità lasciata da Warhol nel mondo dell’arte e nel campo della comunicazione.
    Sono presenti, tra i numerosi altri, contributi di Vanessa Beecroft, Stefano Boeri, Cory Arcangel, Maurizio Cattelan, Enzo Cucchi, Jan Fabre, Alberto Garutti, Emilio Isgrò, Victor Man, Alessandro Mendini, Mimmo Paladino, Tim Rollins, Marinella Senatore, Ian Tweedy, Vedovamazzei, Sislej Xhafa, che raccontano la storia “alternativa” di un’icona e della sua creazione.

    ANDY WARHOL
    (Pittsburgh, 1928 – New York, 1987)

    Dopo aver concluso gli studi in pictorial design presso il Carnegie Institute of Technology, Warhol si trasferisce a New York, dove trova lavoro presso la rivista Glamour come illustratore e disegnatore di scarpe e allo stesso tempo cura l’allestimento delle vetrine di Tiffany.
    All’inizio degli anni Sessanta, dopo un viaggio in Europa e Asia, si avvicina alla pittura e realizza i primi quadri con immagini tratte dai fumetti e dalla pubblicità: Popeye, Dick Tracy, Superman. Nel 1962 realizza le prime opere seriali, i cui soggetti sono icone del suo tempo (Coca-Cola, lattine della zuppa Campbell’s, dollari), immagini di personaggi famosi (Mao Tse-Tung, Marilyn Monroe, Liz Taylor), ed eventi tragici (incidenti d’auto o sedie elettriche). Lungo tutta la carriera artistica Warhol si serve di un immaginario pop. L’obiettivo che si pone è quello di demistificare la pittura, l’opera d’arte e il concetto di pezzo unico.
    Nello stesso anno partecipa alla mostra newyorkese The New Realists e apre a Manhattan la Factory, luogo di incontro e di lavoro per artisti, entrato nel mito.
    Nel 1963 inizia l’attività cinematografica, che porta alla realizzazione di lungometraggi a carattere sperimentale. Un’altra passione dell’eclettico Warhol è stata la musica: ha sostenuto alcuni gruppi, tra cui i Velvet Underground, per cui ha disegnato la famosissima copertina dell’album d’esordio. Dopo il fallito attentato subito nel 1968, fonda con John Wilcock la rivista Interview, che si occupa di cinema, moda, arte e vita mondana, e si dedica nuovamente alla pittura, in particolare ai ritratti. Muore nel febbraio 1987 per una banale operazione chirurgica.

    ©THE BLANK 2017
    SOCIAL
                 
    APP
       
    ANDY WARHOL - L’OPERA MOLTIPLICATA: WARHOL E DOPO WARHOL